«Un sogno nato a Pisa e Londra». Tre bosani nel team che ha ideato la stufa premiata all’Expo

Si chiama pirolisi ed è un processo che riesce a trasformare le biomasse in gas, dando vita a una fiamma dalle emissioni straordinariamente basse. Cinque giovani – hanno tra i 23 e i 33 anni, quattro di loro sono sardi, e tre di loro originari di Bosa – hanno dato vita qualche anno fa a Enki Stove, una stufa a biomasse che iniziava a sfruttare proprio quel processo. Un’idea insolita e originale. Il progetto iniziale – una sorta di lotto test, adesso brevettato – è alla base di una vera e propria startup. Enki Stove [qui su Facebook] ha oggi una vasta gamma di prodotti, è sostenuta da un gruppo di finanziatori business angels e da un progetto di crowdfunding, pioniere nel settore italiano. Nella due giorni dedicata alle energie rinnovabili dell’Expo, gli ideatori sono stati premiati per l’innovazione portata dalla loro tecnologia.

Da Bosa a Londra, Milano e Pisa. Enki ha una famiglia

Simone Pisci, bosano, oggi lavora in una real estate company, nella City di Londra. Fa il visual designer e si occupa di comunicazione visiva, anche se ha passato alcuni mesi a fare il freelance come grafico per varie compagnie. Una trafila naturale. «La cosa più bella di Enki Stove era che la gente poteva stare attorno a quella fiamma, magari dentro un appartamento di città, durante un barbeque, senza respirare fumi nocivi. Una cosa magica. Del resto stare insieme attorno a un fuoco è una condizione innata ed è bellissimo».

Adesso Simone ha una seconda vita: un progetto straordinario che lo ha coinvolto in quella piccola famiglia composta anche da Ivan Mura, che studia Ingegneria aerospaziale a Pisa e Davide Nughes, appassionato di elettronica, che in questi giorni da Londra si è trasferito a Pisa. Sono anche loro bosani. Fanno parte del team insieme ad Andrea Moretti di Samassi, laureato in Lingue e specializzando in Comunicazione aziendale e Gianluca Ricciardi, milanese, laureato in Informatica che si occupa di web marketing.

Riscaldare casa con la pirolisi? Fatto

«Nell’inverno del 2011 Andrea e Ivan si ritrovano con una bolletta del gas esorbitante – racconta adesso Simone in un lungo incontro via Skype –. Quest’ultimo decide di trovare una soluzione più economica per provvedere al riscaldamento della casa. Sfruttando la sua passione per la tecnologia e gli studi universitari viene a conoscenza del processo della pirolisi. È dopo alcuni mesi di tentativi che sono riusciti a ottenere una fonte di calore efficiente, stabile, a basso costo, semplice da gestire e che non portasse fumi nocivi durante il processo». Applicata alle biomasse, la pirolisi permette di scindere il materiale in due principali componenti: biogas combustibile – un mix di monossido di carbonio, metano e idrogeno – e carbonio.

Gli angels investors e la nascita della startup

Il primo prodotto, nato tre anni fa, venduto in rete tramite un sito dedicato e su alcune piattaforme di commercio elettronico, pesava un kg e duecento e «con 200 g di pellet permetteva di cucinare circa mezz’ora, è stato quello il primo risultato, una grande sorpresa per molti. Poi grazie all’aiuto di un professore universitario di Pisa Alessandro Capocchi, che ci ha indirizzato verso un’associazione di angels investors del network della scuola d’eccellenza Sant’Anna di Pisa che si chiama Samba (Sant’Anna Milky Business Angels), abbiamo fatto un passo importante. Abbiamo incontrato persone che cercano di investire in idee innovative e per fare questo ti addestrano al mondo del business. Abbiamo iniziato a collaborare con loro da 9 mesi. Siamo così entrati in un percorso di accelerazione e da due mesi è partito il primo round di investimento con dei prodotti sviluppati». Il crowudfunding partirà sulla piattaforma Startsup.it, autorizzata dalla CONSOB e gestita da due sardi, Matteo e Carlo Piras.

Nel frattempo a Milano arriva l’Expo

«È successo che siamo stati invitati per partecipare a due giorni dedicati alle energie rinnovabili, c’era il prodotto principe della pirolisi che è il biochar, un carbone attivo che si ottiene alla fine del processo, e che tra l’altro è un ottimo ammendante per il terreno. È lì che abbiamo ricevuto un premio per la miglior tecnologia – spiega Simone con orgoglio e un po’ di meraviglia –. Posso dire che è una cosa fantastica che ci siamo ritrovati tra le mani, quasi incredibile». Enki Stove ha ricevuto il premio Miglior Tecnologia Pirolitica al Biochar Contest organizzato dal CNR per Expo nel giugno 2015.

Londra, Bosa e il Made in Italy. Enki Stove trova casa

«Rientrerò in Italia quando sarà indispensabile – racconta adesso Simone, uno dei tanti bosani trapiantati a Londra –. Qui cresci professionalmente e cresci in fretta. Anche se il primo periodo è stato difficile, conoscere bene la lingua è fondamentale. Ma vogliamo che Enki Stove possa presentarsi al mercato come un prodotto italiano». La materia prima, l’idea, il progetto, e adesso – dopo la prima fase londinese – anche la sede della società che produce Enki Stove guarderanno per forza di cose all’Italia. E perché no: anche alla Sardegna. Dove ancora è il cuore di buona parte della famiglia di Enki.