«Prepariamoci al cambiamento». Arriva a Bosa il primo festival sull’economia del dono

«A qualcuno non piace chiamarla economia del dono? C’è anche chi la chiama economia della condivisione o economia collaborativa. A me piace chiamarla così: gift economy», dice Alfredo Meschi, 46 anni, artista e attore, livornese trapiantato a Bosa e con Ilaria Farulli, sua compagna e mamma di Elia, autore di un recente libretto (gratuito) sul tema, 33! L’economia che fa cantare di gioia, edito da Terra Nuova edizioni. «È un modello che si sta diffondendo a macchia d’olio nel pianeta, che coinvolge milioni di persone nel mondo. Se ne sentirà parlare molto e spesso, in futuro, anche in Sardegna, anche a Bosa».

Allora un’occasione per approfondire la questione verrà domenica 26 luglio, sulla terrazza del Blu B&B Bosa, grazie alla collaborazione del proprietario Sebastiano Zappulla. Che aprirà le porte della sua piccola struttura al primo festival sull’economia del dono. Richiamando esperienze importanti all’estero come il Giftival di Istanbul e il FreeFestival di Mark Boyle a Bristol. Si metteranno in campo storie, pratiche, testimonianze sul tema: più che richiamare teorie filosofiche si riporteranno alla mente antiche e perdute abitudini da buon vicinato, de bighinadu, da reciproco sostegno. «Certamente in futuro la tradizione incontrerà le avanguardie più moderne», assicura Alfredo. Che del suo messaggio rimane convinto tanto da averne fatto una scelta personale, naturalmente, un vero e proprio stile di vita, già prima di arrivare a Bosa e poi con l’apertura del primo bed and breakfast basato sul baratto: l’avventore ricambia il servizio dell’ospitalità con ciò che sa fare, una torta, un lavoro di muratura, una lezione di lingua o di musica. «Economia del dono è ripensare i rapporti e le relazioni economiche tra le persone, mettendo appunto al centro la persona e mettendo da parte il denaro, che continua comunque a essere necessario», dice Alfredo.

Il 26 luglio ci sarà quindi un’introduzione teorica seguita da una carrellata di esempi pratici legati a un sistema di relazioni così antico e nuovo a un tempo: una panoramica enorme che permetterà di mostrare come certe idee siano già realtà in posti apparentemente molto lontani da noi. «Anche perché ogni scheda aprirà più link, più riferimenti, approfondimenti», dice il promotore dell’evento Alfredo Meschi. «Ci sarà una foresta di schede, appese come panni, dove si potrà prima di tutto girare e incontrarsi in maniera informale». Poi un laboratorio artistico con Lucia Vallifuoco e Alessandro Pedroni, la proiezione di un cortometraggio e musica. «Ma è un format che si potrà ripetere, stiamo già pensando a qualche prossimo appuntamento. Ci sarà anche un momento conviviale che intenderà lanciare un messaggio contro lo spreco, per esempio recuperando il pane invenduto dai fornai. Non si venderà niente e non si comprerà niente».

A dire che i tempi per una proposta di questo tipo siano maturi non è solo quella che chiamiamo crisi. «Ci sono già esempi concreti anche non lontano da noi. Come la Biosteria Agriostello Piccapane, dalle parti di Lecce, che ha tratto ispirazione dal progetto Same di cui parliamo nel nostro lavoro». Un ristorante dove la responsabilità del conto è affidata al cliente, su un modello altrove già piuttosto diffuso. «La sostenibilità economica è perfetta», dice Alfredo. «Queste strutture funzionano sull’idea che, se lasci le persone libere di pagare ciò che gli viene offerto, loro lo fanno, in base alle possibilità del caso. Chi non può pagare non paga, chi può pagare poco paga poco, chi sostiene l’idea e gli piace paga tre volte tanto». Qualche altro esempio? «Il partito del tè, il tassista senza tassametro, il dentista dove paghi solo ciò che puoi».

Secondo Alfredo l’esperienza di quel primo ristorante del dono in Italia dimostrerebbe che i tempi finiranno per accorciarsi irrimediabilmente. Che c’è anche qualcosa di buono che sta arrivando. «Ma si parla comunque di economia, di posti di lavoro, di belle possibilità».