Il silenzio dei colpevoli: un e-book di Gianluca Nieddu e del Csc dà voce ai detenuti dell’ex carcere di Macomer

    Ha fatto parlare di sé per anni con un rumore che si amplificava ciclicamente in proporzione all’avvicinarsi della sua possibile dismissione. Oggi che ormai da mesi è chiuso definitivamente, il carcere di Macomer, è avvolto da una cappa di silenzio. Ci pensa un piccolo ma prezioso lavoro letterario a ricordarcene la sua recentissima presenza nella vita della città e a parlarci al contempo di tutte le carceri del mondo. Lo hanno scritto Abdi Hawikeche, Alessio, Eduard Marcel, Flavio, Giovanni, Massimiliano, Massimo, Pasquale, Roberto e Salvatore, tutti carcerati dell’ormai ex casa circondariale della città. Una composizione teatrale messa insieme grazie al laboratorio curato dal regista bosano Gianluca Nieddu (che ha curato la scrittura del testo) e pubblicato a cura del Centro servizi culturali in collaborazione con la Casa circondariale di Macomer.

    Testi scritti, racconti, aneddoti e intime confessioni emersi durante il laboratorio sono diventati «Il pezzo», un testo teatrale in un unico Atto che, nel suo sottotitolo Piccolo manuale di sopravvivenza al nulla, racconta tutta la complessità di un’operazione culturale compiuta in un contesto, quello del carcere appunto, che rimane ancora un luogo a parte rispetto al mondo della nostra realtà. «L’obiettivo primario del laboratorio – racconta Gianluca Nieddu nella bella Nota d’autore che introduce il lettore al testo – era quello di coinvolgere i detenuti nella scrittura e messa in scena di un testo, rendendoli in tal modo soggetti attivi e partecipi di un processo creativo». Tutti i testi teatrali nascono per una loro messinscena. Il pezzo non sarà mai portato davanti a un pubblico dai suoi autori che, nella finzione drammaturgica sono anche i protagonisti della storia. La recente chiusura della struttura, con lo smistamento dei detenuti verso altre carceri, non ha consentito infatti di concludere il progetto con la rappresentazione dell’opera. «Nonostante questo – sottolinea ancora il regista-autore – anche solo scrivere è stato per i protagonisti del progetto un’esperienza estremamente proficua nel dar vita a forme di incontro e scambio che di quel progetto costituivano il fine ed il senso più profondo».

    Di tutta l’esperienza rimane, oltre a questo, l’ennesimo progetto culturale del Centro servizi di Macomer, non nuovo a queste iniziative. Solo qualche anno prima, col lavoro di un un gruppo di detenuti della casa circondariale di Macomer e sempre con la regia di Gianluca Nieddu nacque il cortometraggio Anche se non sono gigli capace di far parlare di carcere da un punto di vista sconosciuto, mettendo al centro delle tematiche della detenzione proprio i detenuti. Dalla rappresentazione filmica a quella teatrale Il pezzo ci dà un altro spaccato di questo mondo col quale facciamo sempre fatica a confrontarci perchè nascosto e scomodo. Se Il pezzo non potrà essere messo in scena dai suoi autori, oggi anonimi detenuti sparsi nella penisola, la loro fatica letteraria ci può comunque arrivare per parlarci sotto la forma della narrazione, di questo mondo apparentemente lontano dalle nostre vite. È l’altra faccia di questa operazione culturale che ha portato il Centro servizi a realizzarne un e-book da oggi disponibile e scaricabile gratuitamente grazie al lavoro di Roberta Carta, collaboratrice del Centro servizi Unla di Macomer, che ne ha curato l’editing e la traduzione in formato digitale. Leggere ciò che insieme a Gianluca Nieddu hanno scritto gli anonimi autori-detenuti, ci dà uno spaccato dell’esperienza della detenzione: un lavoro scritto dalla periferia di Macomer che ha la forza della letteratura, capace di parlarne al mondo intero.

    [Foto: Stefano Corso] [Foto di Gianluca Nieddu: Francesca Truddaiu]